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Attuazionismo
Stefano Moracchi

Credo che sia essenziale, alla chiarificazione concettuale filosofica e politica, la considerazione che all’inizio del novecento (ripeto: all’inizio del novecento!) l’esperienza marxista era data ormai come superata in quanto la realtà stessa dell’economia smentiva categoricamente l’analisi su cui Marx aveva poggiato la sua teoria, difatti la società, invece di ridursi a due classi che si fronteggiavano, vedeva la classe media estendersi e rafforzarsi. Ora, se queste considerazioni erano date per acquisite oltre cento anni addietro, che prospettive politiche ci sono per un rilancio o solo per un ancoraggio al comunismo? A mio modo di vedere nell’unica soluzione offerta da Sorel e cioè: il comunismo come mito. +

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Comunitari o liberal La prossima alternativa? (1999)
Marcello Veneziani

1. Liberal o comunitari

Sinistra e destra, due nature morte separate dalla loro pianta d’origine. I bipolarismi in campo sono logorati sul piano teorico e pratico: anche quelli tra laburisti e conservatori, tra progressisti e moderati, tra liberaldemocratici e socialdemocratici. Si è assottigliato il terreno su cui esprimere ed esercitare le differenze, con la tendenza a ridurre la banda di oscillazione delle opzioni in un ambito sempre più ristretto e sempre più pragmatico e occasionale. L’identità è decisa dalla collocazione e non più viceversa. Trovarsi al governo o all’opposizione decide molto più che definirsi conservatori o progressisti. +

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La ‘ritirata’ del politico
Philippe Lacoue-Labarthe e Jean Luc Nancy

La ‘ritirata’ del politico

Se oggi abbiamo chiesto di parlare, non è per fornire una valutazione accademica o un rapporto finale sul lavoro del Centro nel corso dell’ultimo anno; tanto meno si tratta di ‘riprendere le cose in mano’ e di ridisegnare i contorni di un’ortodossia. No; abbiamo chiesto di parlare semplicemente per rilevare la nostra posizione e il nostro orientamento, per capire dove ci troviamo riguardo alle questioni che erano, e restano, all’origine del Centro. Ci riferiamo, ovviamente, alle nostre questioni – quelle del Discorso di apertura – ma soltanto a condizione di fondere o includere in esse la maniera in cui sono state, a loro volta, fatte oggetto di discussione, oltre che alle nuove questioni cui hanno dato origine. Non vi è alcuna ortodossia in questo, tuttavia esiste una problematica reale, anche se è una problematica che investe il processo di formazione, che ricerca se stessa. Ed è su questo che oggi desideriamo tornare. +

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La nostra responsabilità: il comunismo di Blanchot
Lars Lyer

Agli occhi di coloro che credono di poter valutare l’attività e gli scritti di Maurice Blanchot, come pure di altri, sul modello della democrazia liberale, una parte o tutta l’opera di questo pensatore meriterebbe di essere messa al bando o difesa. Fra coloro, invece, che hanno accolto i suoi scritti come opere di critica, di letteratura e di fenomenologia, le accuse che gli vengono rivolte appaiono sorprendenti: perché mai, ci si chiede, il giornalismo politico di Blanchot durante la guerra e nel periodo fra le due guerre metterebbe in discussione i contributi del dopoguerra? +

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La festa del General Intellect (2004)
Paolo Virno

Negli anni Settanta, il primo maggio fu una ricorrenza stantia e anche un po’ gaglioffa. Stantia, perché le lotte operaie – e la politica, e la vita in genere – se ne tenevano scrupolosamente alla larga. In quelle adunate prive di ogni allegria, c’era soltanto il sindacato in quanto istituzione nevralgica dello Stato keynesiano. Le confederazioni rivendicavano a gran voce, talvolta con la stizza di chi parla da solo, il loro ruolo di rappresentanti legali della merce forza-lavoro, l’unica davvero strategica nelle moderne società industriali. Gli operai in lotta, che proprio quella merce volevano risolutamente abrogare (anzitutto inflazionandone il prezzo, fino a renderla antieconomica), se ne fottevano delle sfilate in nome del “nuovo modello di sviluppo”. +

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