Supercrisia e ipocrificialità
Comunità Comuniste

1. I maggiori gruppi del Parlamento Europeo si sono accordati per impedire al leader dell’estrema destra francese Jean-Marie Le Pen di presiedere, in quanto decano, l’apertura della nuova Assemblea che nascerà dalle elezioni europee di giugno.

Sembrerebbe una buona notizia “antifascista”. Già, sembrerebbe, se non fosse intrisa di ipocrisia. Non mi sembra che nessun giustificazionista delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki o del bombardamento terroristico di Dresda sia mai stato censurato al Parlamento Europeo. Men che meno lo sono stati gli esponenti della coalizione criminale che senza dichiarare guerra ufficialmente e al di fuori di ogni legalità internazionali bombardò per tre mesi la Serbia causando migliaia di vittime civili, come ormai è noto a tutti. O di quella che ha assalito l’Iraq.

Non si tratta di usare il bilancino dei morti. Si tratta di prendere atto di come il riferimento ai crimini contro l’umanità e agli stessi diritti umani sia un’arma politica di parte. E della parte peggiore. Ad esempio la “provocazione del Trattato di Rambouillet”, come la definì Kissinger, e l’insistenza ad attaccare la Serbia sono a carico del democratico Clinton e della democratica Madeleine Albright, colei che affermò in televisione che mezzo milioni di bambini iracheni morti erano “un prezzo giusto”.

Eccoli lì i maggiori di Barack Obama, così esaltato dalla sinistra, l’idolo dei PD, il “presidente anche mio” di Franco Giordano, ex segretario di Rifondazione Comunista (sic!).

Olocausti da riconoscere, pena anche il carcere, e olocausti da negare, pena non essere ammessi nei “consessi civili”.

In realtà, questa indecente ipocrisia serve interessi ben precisi e, scusate se penso male, nello specifico non ha nulla di antifascista e antirazzista ma ha molto del filosionista.

2. «Il mondo targato Stati Uniti finirà con il vertice del G20», titola il Corriere della Sera. Grazie, lo sapevamo di già. Sapevamo da un pezzo che le crisi sistemiche non lasciano gli assetti geopolitici come li hanno trovati. Anzi, finora si sono risolte solo alterandoli profondamente con guerre. Spero molto che questa volta le cose vadano diversamente, ma non è nascondendoci la testa sotto la sabbia che prenderanno un’altra direzione.

Ciò che colpisce è che l’eventualità di conflitti armati non sfiora nemmeno questi imbelli economicisti. Si dice che il mondo non sarà più targato USA come se si dicesse che il panettone non sarà più targato Motta. Che questi cambiamenti geopolitici globali possano essere forieri di sconquassi, non passa nemmeno per la testa. Tirate i remi in barca, lavorate di più, se perdete il lavoro cercatene un altro, spendete di più: queste sono le ricette del nostro Premier. Dalla parte opposta non si ha nulla da dire, se non “no, no e poi no” o fare proposte senza capo né coda: assegno ai disoccupati sic et simpliciter, tassare i ricchi (boh?) e sperare in San Obama. Siamo un paese cattolico: un uomo della Provvidenza riusciamo sempre a raffigurarcelo e a invocarlo, anche se è protestante.

A destra e a sinistra, l’unica cosa su cui si conta è che ha da passà ‘a nuttata.

Riusciamo con molta fatica ad immaginare qualche cosa di più complesso. Tutto è risolto nel solito modo superficiale. Solo da noi può essere visto come esperto assoluto di questioni asiatiche uno che si inventa il termine “Cindia”, anzi: “l’Impero di Cindia” (cioè di Cina + India), uno dei termini più idioti mai coniati, idiota da un punto di vista storico, culturale, politico ed economico. Ma da noi viene preso per buono e si parla di Cindia come se si parlasse del Benelux. Quasi due miliardi e mezzo di persone paragonate invece di 27 milioni. Ma chi se ne impippa!

Siamo in Occidente, per la miseria! E se non sarà targato Motta lo targheremo Le Tre Marie!

Piotr

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