/ Martin Heidegger

La ‘ritirata’ del politico
Philippe Lacoue-Labarthe e Jean Luc Nancy

La ‘ritirata’ del politico

Se oggi abbiamo chiesto di parlare, non è per fornire una valutazione accademica o un rapporto finale sul lavoro del Centro nel corso dell’ultimo anno; tanto meno si tratta di ‘riprendere le cose in mano’ e di ridisegnare i contorni di un’ortodossia. No; abbiamo chiesto di parlare semplicemente per rilevare la nostra posizione e il nostro orientamento, per capire dove ci troviamo riguardo alle questioni che erano, e restano, all’origine del Centro. Ci riferiamo, ovviamente, alle nostre questioni – quelle del Discorso di apertura – ma soltanto a condizione di fondere o includere in esse la maniera in cui sono state, a loro volta, fatte oggetto di discussione, oltre che alle nuove questioni cui hanno dato origine. Non vi è alcuna ortodossia in questo, tuttavia esiste una problematica reale, anche se è una problematica che investe il processo di formazione, che ricerca se stessa. Ed è su questo che oggi desideriamo tornare. +

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La nostra responsabilità: il comunismo di Blanchot
Lars Lyer

Agli occhi di coloro che credono di poter valutare l’attività e gli scritti di Maurice Blanchot, come pure di altri, sul modello della democrazia liberale, una parte o tutta l’opera di questo pensatore meriterebbe di essere messa al bando o difesa. Fra coloro, invece, che hanno accolto i suoi scritti come opere di critica, di letteratura e di fenomenologia, le accuse che gli vengono rivolte appaiono sorprendenti: perché mai, ci si chiede, il giornalismo politico di Blanchot durante la guerra e nel periodo fra le due guerre metterebbe in discussione i contributi del dopoguerra? +

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